• Pechino a Singapore
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    Sinceramente? Prima di arrivare qua a Singapore non avevo idea che le Chinatown nel mondo non si fermassero solo agli Stati Uniti d’America! Ammetto la mia ignoranza e per scusarmi con tutte le Chinatown esistenti vorrei fare un elogio alla bellissima Chinatown singaporiana. La differenza con Singapore è abissale, entrati nella Pechino del Sud Est Asiatico non c’è un graduale cambiamento, ma l’impatto è immediato. Appena si imbocca l’angolo di un Hawker (gli Hawker sono forse la cosa che più vedrete se nelle vostre vacanze includete Singapore. Sono degli spazi, con tavoli e stand\mini cucine, in cui si possono trovare piatti di tutta l’Asia e, per i più schizzinosi, raramente qualcosa che ricorda il cibo americoeuropeo. Il tutto per prezzi ridicolmente bassi: 6-7 SGD per essere davvero pieni) ecco che mi si parano davanti dei pontili ricolmi di cespugli e fiori e nel mezzo degli incroci formati dal groviglio di strade sospese nell’aria un gruppo di anziani con movenze non adatte alla loro età ballano, cantano e suonano delle dolci melodie, che immagino essere cinesi.

    Prima tappa? Cibo, ovviamente! La nostra guida improvvisata, la mitica Kim dalla Cambogia, del secondo anno, ci porta in un qualcosa che in Europa potremmo chiamare bar, ma molto più esotico. Sul bancone in un pentolone cuoce qualcosa di simile a bulbi oculari in un acqua scura, un veloce sguardo di assenso tra il venditore e Kim, ed ecco che l’uomo ci porge un pacchetto di plastica con questi “blubi”. Guardo Kim con aria un po’ confusa e lei mi dice che questa è una specialità del Sud Est Asiatico: uova bollite in tè nero e verde.

    Ci continuiamo ad inoltrare nella città dentro la città e colori, profumi, voci, stoffe e cibi ci circondano da tutte le parti. Le tipiche lanterne cinesi dondolano sulle nostre teste, pronte a illuminare tutta la notte il quartiere.

    Tra i negozi uno in particolare attira la mia attenzione, bacchette cinesi con iscrizioni sopra. Ci fermiamo per qualche acquisto e l’handicap che mi blocca è la lingua, le due venditrici non parlano inglese ed io non parlo cinese; con gesti, indicazioni e parole storpiate alla fine riesco a compare qualcosa.

    E’ incredibile come Europei, Americani e tanti altri diano per scontato che tutti sappiano parlare l’inglese, ed è in questi momenti che vedo quanto poco riflettiamo sulle cose, solo perché ci sembrano banali o normali.

    Vi lascio con questa contestabile foto del mio amico Dan dalla Birmania e il suo nuovo acquisto. Saluti da   新加坡 (Singapore).

    Scritto Venerdì, 23 Ottobre 2015 04:04 in UWC SOUTH EAST ASIA Commenta per primo! Letto 270 volte
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