UWC SOUTH EAST ASIA (2)

Pechino a Singapore

Sinceramente? Prima di arrivare qua a Singapore non avevo idea che le Chinatown nel mondo non si fermassero solo agli Stati Uniti d’America! Ammetto la mia ignoranza e per scusarmi con tutte le Chinatown esistenti vorrei fare un elogio alla bellissima Chinatown singaporiana. La differenza con Singapore è abissale, entrati nella Pechino del Sud Est Asiatico non c’è un graduale cambiamento, ma l’impatto è immediato. Appena si imbocca l’angolo di un Hawker (gli Hawker sono forse la cosa che più vedrete se nelle vostre vacanze includete Singapore. Sono degli spazi, con tavoli e stand\mini cucine, in cui si possono trovare piatti di tutta l’Asia e, per i più schizzinosi, raramente qualcosa che ricorda il cibo americoeuropeo. Il tutto per prezzi ridicolmente bassi: 6-7 SGD per essere davvero pieni) ecco che mi si parano davanti dei pontili ricolmi di cespugli e fiori e nel mezzo degli incroci formati dal groviglio di strade sospese nell’aria un gruppo di anziani con movenze non adatte alla loro età ballano, cantano e suonano delle dolci melodie, che immagino essere cinesi.

Prima tappa? Cibo, ovviamente! La nostra guida improvvisata, la mitica Kim dalla Cambogia, del secondo anno, ci porta in un qualcosa che in Europa potremmo chiamare bar, ma molto più esotico. Sul bancone in un pentolone cuoce qualcosa di simile a bulbi oculari in un acqua scura, un veloce sguardo di assenso tra il venditore e Kim, ed ecco che l’uomo ci porge un pacchetto di plastica con questi “blubi”. Guardo Kim con aria un po’ confusa e lei mi dice che questa è una specialità del Sud Est Asiatico: uova bollite in tè nero e verde.

Ci continuiamo ad inoltrare nella città dentro la città e colori, profumi, voci, stoffe e cibi ci circondano da tutte le parti. Le tipiche lanterne cinesi dondolano sulle nostre teste, pronte a illuminare tutta la notte il quartiere.

Tra i negozi uno in particolare attira la mia attenzione, bacchette cinesi con iscrizioni sopra. Ci fermiamo per qualche acquisto e l’handicap che mi blocca è la lingua, le due venditrici non parlano inglese ed io non parlo cinese; con gesti, indicazioni e parole storpiate alla fine riesco a compare qualcosa.

E’ incredibile come Europei, Americani e tanti altri diano per scontato che tutti sappiano parlare l’inglese, ed è in questi momenti che vedo quanto poco riflettiamo sulle cose, solo perché ci sembrano banali o normali.

Vi lascio con questa contestabile foto del mio amico Dan dalla Birmania e il suo nuovo acquisto. Saluti da   新加坡 (Singapore).

Arrivo a Singapore

Vota questo articolo
(0 Voti)

14/08/2015

Buongiorno, buon pomeriggio o buonasera a tutti i nostri lettori dal mondo! Circa una settimana fa il mio aereo da Palermo, con scalo a Roma e Dubai, dopo circa 21 ore, é atterrato nell’isola di Singapore. Un volo piuttosto lungo, ma rilassante ed emozionante (prima volta in Asia e prima volta a volare da solo su una tratta così lunga, circa 16000 chilometri!). L’aeroporto di Singapore, nonostante la grandezza e la confusione, ha un’organizzazione impeccabile e arrivare al banco dei visti è stato molto semplice. Superato quello ho trovato ad attendermi all’entrata una simpatica donna dello Sri Lanka, Yanin, la boarding community administrator di UWCSEA East campus, che con un taxi mi ha portato a Tampines, un agglomerato di alti palazzi con uno stile che ricorda un po’ quei film di kung fu o karate, perfettamente mescolato con la nota di modernità futuristica che caratterizza Singapore.

Entrati si avverte subito un’atmosfera di famiglia, tutti sono gentili e hanno un vero interesse per te e senti che i compagni, che siano del secondo o che siano del primo anno, hanno qualcosa di speciale. Ed infatti qualcosa di speciale ce l'hanno: le loro storie, il loro passato, le loro avventure e le loro esperienze che, proprio come me, li hanno portati a Singapore.12042183_1158562350840215_322648414_n.jpg

UWCSEA, insieme a UWC Maastricht e UWC Waterford Kamhlaba ha qualcosa in più: permette a studenti non vincitori di borsa di studio di entrare nella comunità pagando, infatti questi tre collegi hanno un numero molto più elevato di studenti rispetto agli altri. Parte dell’esperienza UWC è avere dei compagni di stanza, per capire davvero cosa voglia dire condividere. Nel particolare, UWC Singapore è uno dei pochi collegi, se non l’unico, a permettere agli studenti di avere un solo compagno di stanza al primo anno  (gli altri collegi normalmente hanno stanze con tre, quattro o cinque letti) e ad avere una stanza singola al secondo. Su quest'ultimo punto molti sono d’accordo, poiché il secondo anno necessita di duro lavoro e molto studio e una camera singola facilita la concentrazione. Altri, invece,  dicono che la condivisione è fondamentale per l’esperienza UWC e che non bisognerebbe avere camere singole. Personalmente mi schiero con il primo gruppo, anche perché al secondo anno si è già condiviso molto e lo studio ha una grande importanza negli UWCs ). Il mio compagno di stanza è Max, dall’Australia, adora giocare a rugby e dormire, credo che andremo d’accordo. In pillole questa è stata la mia prima giornata della mia nuova vita, spero di aggiornarvi il prima possibile! 再见 (arrivederci, come dicono qua).

Go to top